libri da leggere

Le liste di libri da leggere non servono a niente

Le liste di libri da leggere a Natale, sotto l’ombrellone, nel nuovo anno o quando sarà, non servono a niente.

Potrei girarci intorno e tentare di edulcorare il concetto ma la sostanza, è quella.

O meglio, le liste di libri da leggere sotto le ricorrenze servono solo a due cose: posizionarsi su Google con un contenuto mediocre facendo però contento l’editore e far felici tutti quegli uffici stampa che nell’arco dei mesi hanno spedito vagonate (letteralmente) di libri che poi non hanno mai avuto riscontro in nessun luogo.

Come diceva sempre un mio ex datore di lavoro: “In editoria, gli unici a guadagnarci davvero sono i corrieri”.

Così, in momenti chiave dell’anno come l’estate e l’immancabile Natale, il giornalista che era interessato proprio a quel libro lì sulle minoranze etniche in Rwanda di cui purtroppo non è riuscito a parlare, trova redenzione compilando inutili liste.

Ti accorgi che l’ha sparata grossa o che evidentemente ha qualche mancanza da recuperare dal numero crescente di libri consigliati. Fino cinque o sei anni fa ci si attestava tra i tre e i cinque titoli; i più coraggiosi si spingevano fino ai dieci imprescindibili. Poi, a un certo punto, la situazione è sfuggita di mano e dopo una veloce sortita su Google c’è chi consigliava, nell’estate 2019, sessanta libri da leggere.

Un’estate particolarmente bollente di letture se si pensa che c’è anche chi ha messo insieme un ebook fatto di consigli di lettura.

Ma leggi davvero le liste di libri da leggere?

Che uno dice: vabbè, lo si fa per la bibliodiversità, c’è varietà di generi, così il lettore può scegliere.

Salvo poi riflettere sul tempo medio che un “lettore” trascorre su una pagina web, che se sfiora il minuto è grasso che cola, in favore di quello speso ad ascoltare storie.

Addirittura, uno studio di un qualche annetto fa finito sul Time spiegava che il 55% degli utenti esce da una pagina su cui ha cliccato in meno di 15 secondi – percentuale che diventa del 30% circa per pagine contenenti articoli o contenuti editoriali, come questa. 

Ma si diceva, il lettore.

Quell’animale misterioso di cui gli editori sono in apparente caccia da anni ma che continuano a non trovare, cominciando a chiedersi se più che misterioso sia assurto a mito.

Che questo genere di liste siano inutili lo indicano ancora una volta i numeri: facendo un sunto molto grossolano, stando ai rapporti che pubblica ogni anno l’istat c’è un’emorragia continua e costante di lettori, se ne perdono sempre di più e se ne trovano sempre meno, nonostante il quantitativo di libri immessi sul mercato continui a crescere (il sacro fuoco del fatturato).

Si dirà che nei primi quattro mesi del 2019 il fatturato del mercato del libro ha segnato un +0,6% nei canali trade e verrebbe da pensare “allora c’è speranza, leggono!”.

No, continuano a non leggere. Il numero di libri venduti è diminuito (-2,2%  copie vendute), solo che è aumentato il prezzo di copertina.

Tirando le fila: in Italia le persone non leggono, quei pochi che leggono si trovano a spendere sempre di più e dunque, plausibilmente, a scegliere ulteriormente cosa comprare e cosa no, acquistando a tendere sempre di meno ma spendendo lo stesso. Online però, per feste e ricorrenze varie trovi liste di consigli fatte da 60 e più libri libri da leggere.

A dirla tutta, se in vacanza si arriva a leggerne almeno un paio di libri, è già tanto. E probabilmente è anche giusto così. Perciò, se proprio devi mettere un libro sotto l’albero di Natale, nella calza della Befana o ovunque sia, che tu sia un lettore occasionale o uno che magari sessanta in sette mesi no ma cinque o sei sì, fatti un favore e comprane uno solo.

Un libro da leggere in qualsiasi momento dell’anno

Si intitola Benevolenza cosmica, di Fabio Bacà.

Un libro onesto fin dalla copertina, gialla, con un uomo con gli occhiali da sole steso su di un prato rivolto verso il sole, l’espressione di chi quieto si chiede “ma che davvero?”.

Un libro in cui succedono cose, che sembra banale ma a trovarne oggi di intrecci solidi che non hanno bisogno di introspettivi momenti rivelazione per portarci a profonde prese di coscienza; libri in cui, incredibilmente, basta la storia, dove il fatto è azione, pensiero e reazione; un insieme di fatti assolutamente plausibili resi possibili da una scrittura lineare, scomparsa oggi dai radar della letteratura italiana, che tiene il filo di Arianna di una trama ben organizzata.

Un libro non ombelicale, hallelujah.

Un libro che se ne frega se oggi il lettore è disattento e quindi periodi non più lunghi di una riga e mezzo, un libro in cui i fatti che succedono (e ne succedono un sacco) ci mettono tantissime righe prima di compiersi lasciando percepire al lettore tanta di quella filosofia che ti dà l’illusione d’essere semplice, spicciola, ma solo perché chi scrive è l’illusionista dell’anno che ha capito l’unica cosa che c’è da capire in questo mercato che muore sotto i suoi stessi colpi: c’è bisogno di libri semplici per lettori comuni.

Perché il lettore forte è un’invenzione, e Bacà, che è quello che nella sua bio non riporta premi, medaglie, menzioni speciali a questo o quell’altro premio ma si limita a dire al lettore voyeur affamato di storie “dopo qualche anno nel giornalismo, oggi insegna ginnastiche dolci” conosce questa bugia che non ha voglia di raccontare, per cui, l’unica cosa che può scrivere è un libro onesto.

Un libro che riconcilia con la lettura. Tutti noi, lettori comuni.

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